Afghanistan, Talebani avanzano verso Kabul

Prosegue senza sosta l’avanzata dei Talebani in Afghanistan. Secondo l’agenzia Dpa e la tv satellitare al-Jazeera sarebbero 18 su 34 i capoluoghi di provincia in mano al movimento fondato dal mullah Omar, tutte città cadute nel giro di pochi giorni. La Bbc parla invece di almeno un terzo dei capoluoghi del Paese controllati dagli insorti, mentre a Kabul continuano ad arrivare migliaia di sfollati e crescono i timori per la capitale. La Cnn riporta di 17 capoluoghi passati da venerdì scorso sotto il controllo dei Talebani, che potrebbero “isolare” presto Kabul.

Una fonte diplomatica ha riferito nelle scorse ore alla Cnn di una valutazione dell’intelligence che ha indicato che la capitale afghana potrebbe essere “isolata” dai Talebani entro la settimana e ha sottolineato che questo non significa comunque che gli insorti “entreranno” nella città.

Nelle ultime ore, come riportato dalla Dpa, gli insorti hanno espugnato le principali città delle province di Logar (Pul-i-alam si trova ad appena 80 km da Kabul), Uruzgan (Tirinkot), Zabul (Qalat) e Ghor (Firozkoh o Chaghcharan). In queste ultime tre regioni, secondo funzionari locali citati dall’agenzia, gli insorti hanno preso il controllo del centro delle città e degli edifici governativi incontrando una minima resistenza.

Tra le grandi città finite in mano ai Talebani ci sono quelle di Herat, dove per anni sono stati dispiegati i soldati italiani, Kandahar, culla del movimento fondato dal mullah Omar, e Lashkar Gah, capoluogo della turbolenta provincia meridionale di Helmand. Da nord verso sud, sulla mappa dell’avanzata degli insorti pubblicata da Axios sulla base di dati di al-Jazeera (dove non viene però segnata Pul-i-alam), ci sono anche Faizabad (capoluogo della provincia di Badakhshan), Kunduz (nell’omonima provincia), Taloqan (Takhar), Sheberghan (Jowzjan), Sar-e-Pul (omonima provincia), Aybak (Samangan), Pul-i-Khumri (Baghlan), Ghazni (omonima provincia), Farah (omonima provincia), Qala-e Naw (Badghis) e Zaranj (Nimruz).

I Talebani: “Amnistia per chi ha collaborato con Kabul e Occidente”

I Talebani hanno annunciato che concederanno l’amnistia a coloro che hanno collaborato negli ultimi 20 anni con le autorità di Kabul o con le forze internazionali guidate dagli Stati Uniti. Lo ha dichiarato su Twitter il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, in una nota sugli ultimi sviluppi nel Paese. Mujahid ha descritto l’avanzata come una dimostrazione della ”popolarità” che gli insorti godono tra la popolazione afghana. La conquista di 18 capoluoghi di provincia in una settimana, ha fatto notare, ”non è possibile con l’uso della forza”.

”Le regione e le province che sono finite sotto il controllo dell’Emirato Islamico sono una prova di fatto della popolarità e dell’accettazione che ci riserva la nazione, perché un progresso tanto grande e rapido non sarebbe stato possibile con la forza”, ha detto il portavoce talebano. Rivolgendosi a coloro che hanno collaborato con Kabul e l’Occidente, Mujahid ha detto che ”le braccia dell’Emirato Islamico sono aperte a loro”.

Intanto Stati Uniti e altri Paesi europei stanno accelerando le pratiche per evacuare gli afghani che hanno collaborato con loro negli anni e le loro famiglie.

Mentre sono in corso le procedure per rimpatriare lo staff delle ambasciate internazionali a Kabul, i Talebani hanno garantito che il personale diplomatico e i civili afghani non sono un obiettivo degli insorti. Anzi, i Talebani ”proteggeranno le loro vite, proprietà e attività. E creeranno un ambiente sicuro per la propria nazione amata, nessuno si deve preoccupare di questo”. Per questo, ha proseguito Mujahid, ”connazionali o stranieri, non solo saranno tutti sani e salvi nell’Emirato Islamico, ma anche godranno di una atmosfera sicura”.

Stoltenberg: “Sostegno al governo afghano”

“Il nostro obiettivo resta il massimo sostegno possibile al governo afghano e alle forze di sicurezza afghane”. Lo assicura in una nota il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo la riunione del Consiglio atlantico di oggi per consultazioni sulla situazione in Afghanistan. “Continuiamo a valutare gli sviluppi sul terreno – continua Stoltenberg – e siamo in contatto costante con le autorità afghane e con il resto della comunità internazionale”.

“I Talebani devono capire che non saranno riconosciuti dalla comunità internazionale se prenderanno il Paese con la forza. Restiamo impegnati a sostenere una soluzione politica del conflitto”, ribadisce Stoltenberg.

“Gli alleati della Nato sono profondamente preoccupati per gli alti livelli di violenza causati dall’offensiva dei Talebani, compreso gli attacchi dei civili, gli omicidi mirati e le notizie di altri gravi abusi dei diritti umani”, evidenzia il segretario generale della Nato, riaffermando che “la sicurezza del nostro personale è fondamentale: la Nato manterrà la propria presenza diplomatica a Kabul e continuerà ad adeguarla se necessario”.

Di Maio sente Draghi

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ieri ha sentito telefonicamente il presidente del Consiglio Mario Draghi per fare il punto sulla situazione in Afghanistan alla luce degli ultimi sviluppi dopo l’avanzata dei talebani. A quanto si apprende, durante il colloquio è stata ribadita la necessità di procedere con la massima attenzione per mettere in sicurezza anche il personale dell’ambasciata italiana a Kabul.

“Ci stiamo preparando ad ogni evenienza, anche quella dell’evacuazione. Dobbiamo pensare alla sicurezza del personale della nostra ambasciata e dei nostri connazionali. Se sarà necessario, con l’importante aiuto della Difesa porteremo tutti in sicurezza in Italia, in tempi rapidi”, dice Di Maio in un’intervista al Corriere della Sera. “Nel caso di evacuazione – precisa – l’ambasciata rimarrà operativa da Roma e i fondi destinati al sostegno delle forze di sicurezza afghane potranno essere riorientati verso la tutela dei collaboratori delle nostre componenti diplomatiche, militari e civili”.

“Alla Farnesina stiamo monitorando la situazione 24 ore al giorno, in stretta sinergia con la nostra ambasciata a Kabul, con i ministeri della Difesa e dell’Interno e con la nostra intelligence. La priorità è mettere in sicurezza i nostri connazionali”, prosegue, ammettendo che “è doloroso vedere quello che sta succedendo, ancor più doloroso pensare a tutte le vittime che ha causato questa guerra”. “Ma non dobbiamo dimenticare il contributo che i nostri militari hanno dato in questi 20 anni a sostegno delle comunità afghane – dice – Non ci sarà un nuovo impegno militare, ma non possiamo pensare di abbandonare dopo 20 anni il popolo afghano”.

La Farnesina mantiene il più stretto contatto con il dipartimento di Stato Usa. Il segretario generale Ettore Sequi ha sentito il vice segretario di Stato, Wendy Sherman, con la quale ha convenuto l’ulteriore rafforzamento del coordinamento fra le ambasciate dei Paesi alleati a Kabul, oltre che a livello bilaterale, e ha discusso delle iniziative in essere e di quelle che potranno essere intraprese in considerazione del peggioramento del quadro di sicurezza sul terreno. Lo rende noto la Farnesina.

Ambasciata Usa inizia a distruggere documenti sensibili

L’ambasciata Usa a Kabul ha dato istruzioni al personale affinché siano distrutti i documenti ‘sensibili’ e i materiali “che potrebbero essere utilizzati in modo improprio per la propaganda”. Lo riporta la Cnn sulla base di una nota inviata venerdì allo staff della rappresentanza diplomatica che la rete ha potuto visionare e che viene descritta anche da un’altra fonte bene informata dopo giorni segnati dall’avanzata dei Talebani.

Il documento afferma che le strutture devono garantire un “supporto” quotidiano alla “distruzione” e invita il personale a “ridurre il quantitativo di materiale sensibile”, compresi documenti cartacei e digitali, includendo materiale “con il logo dell’ambasciata o di agenzie, bandiere americane”. La nota contiene indicazioni per procedere con la distruzione dei documenti, anche riguardo un inceneritore e un compattatore. Il Dipartimento di Stato ha confermato quella che viene descritta come una “procedura standard” in riferimento alla riduzione di personale “nelle rappresentanze diplomatiche nel mondo”.

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