Giordania, undici anni da rifugiati: la attività dei siriani nel campo di Za’atari: “Adesso è questa casa nostra”

ZA’ATARI (Campo profughi – Giordania) – “Quando sono arrivata non riuscivo a dormire. Appena sentivo un rumore forte correvo dai miei figli, li coprivo con un telo e mi sdraiavo sopra di loro, come uno simbolo umano”. Lo racconta Zorba, una donna siriana di 43 anni. Siamo ospiti a casa sua, nel campo profughi di Za’atari, in Giordania. Due dei suoi figli, Adnan e Sidra, sono nati a Damasco ma sono cresciuti qui e oggi sono adolescenti. “Siamo scappati nel 2013. Avevo un altro figlio, al tempo aveva sedici anni. Stavamo per partire, lui era andato a salutare un amico e si è trovato al centro di un bombardamento”, ricorda Zorba. “è rimasto in strada per due ore. Non facevano avvicinare nessuno. È morto in ospedale pochi giorni dopo”. La storia di Zorba è la storia di centinaia di migliaia di siriani che hanno trovato rifugio in Giordania. Circa 700mila sono registrati con l’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ma secondo dati governativi gente 600mila vivono nel Paese in modo informale. Circa 80mila siriani risiedono nel campo di Za’atari che si trova nel nord del Paese. gente 38mila si trovano nel campo di Azraq, a sud. Ma la maggior parte vive fuori, spesso in accampamenti informali.

Giordania, undici anni da rifugiati. La vita dei siriani nel campo di Za’atari: “Adesso è questa casa nostra”

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