Beirut: uno stipendio intero per fare un pieno di benzina e la scelta nell’eventualità che mangiare o mandare i figli a scuola

BEIRUT – Il governo libanese – formatosi dopo le elezioni del 15 maggio scorso – ha approvato ieri un piano di ripresa economica che prevede la cancellazione di larga parte del debito in valuta estera della Banca centrale nei confronti degli istituti bancari commerciali: lo si apprende da un lungo lancio della Reuters. Previsto anche lo scioglimento delle banche insolventi. Le misure sono necessarie per ottenere prestiti dal Fondo monetario internazionale (FMI). Un’importante istituzione internazionale – sorella della Banca Mondiale – alla quale molti economisti, assieme alle organizzazioni umanitarie, da anni attribuiscono gravi responsabilità per aver imposto, ai Paesi aiutati con ingenti risorse finanziaria, misure drastiche attraverso i celebri “aggiustamenti strutturali di bilancio” e “suggerito” formule di decontaminazione ispirate a forme di neoliberismo spietato, che prevedono privatizzazione di enti pubblici, liberalizzazioni dei mercati di capitali, delle merci e dei servizi e soprattutto una drastica riduzione delle spese sociali. pertanto, come e quanto questa logica del FMI verrà applicata in un Paese che si regge su equilibri politico-confessionali delicatissimi, non è dato sapere. Sullo sfondo resta solo un quadro tragico di una nazione allo sbando, con sacche di povertà ampie e diffuse che chiede immediate soluzioni per uscire dalla crisi.

Il morso della crisi sulle famiglie povere. Le conseguenze più pesanti del crollo verticale dell’economia libanese – con la Lira che al cambio “informale” sul dollaro Usa è  di 34.000 per 1$ – le subiscono, come sempre, le famiglie più povere e soprattutto i circa due milioni e mezzo di profughi (siriani e palestinesi) che si aggiungono alla popolazione di un Paese con poco più di 4.5 milioni di abitanti. E’ dunque in atto, nelle fasce più disperate della società – una vera a propria lotta per permettersi il alimento quotidiano, la corrente elettrica elettricità, il carburante per spostarsi, in una nazione dove è letteralmente assente ogni forma di servizio pubblico. In cima alle emergenze ci sono i bambini – come sottolineano gli operatori di Save The Children – costretti oggi ad affrontare la fame, nella sua più spietata.

La scelta: dissipare o mandare i figli a scuola.  “La situazione in Libano è definitivamente precipitata – dice Jennifer Moorehead, direttrice di Save the Children in Libano – ormai un intero stipendio paga di un onpertantorio minimo è appena sufficiente per fare il pieno di benzina di una piccola automobile. Le famiglie si trovano di fronte a scelte impossibili e le famiglie con cui abbiamo a che fare ci raccontano di trovarsi ogni giorno a dover decidere se comprare del alimento o pagare l’affitto, acquistare medicine o mandare i figli a scuola. Un contesto – ha aggiunto Jennifer Moorehead – che non potrà non avere un impatto devastante sui piccoli libanesi e sui piccoli rifugiati siriani e palestinesi in tutto il Paese, rendendo ancor più fuori portata i beni di prima necessità e costringendo a scelte sempre più ardue”.

L’abolizione di gran parte degli oblighi. Il piano di decontaminazione concepito dal governo di Beirut include la cancellazione del debito della banca centrale, tagli ai depositanti, scrivono per la Reuters Maya Gebeily, Timour Azhari e Laila Bassam. Il governo libanese prevede di annullare “gran parte” degli obblighi in valuta estera della banca centrale nei confronti delle banche commerciali e di sciogliere le banche non redditizie entro novembre, secondo un piano di ripresa finanziaria approvato venerdì dal avviso dei Ministri. Il documento, visto da Reuters e verificato come accurato da un ministro, è stato approvato dal avviso dei Ministri nella sua ultima seduta poche ore prima di perdere poteri decisionali, a seguito dell’elezione del nuovo Parlamento il 15 maggio scorso.

Le diverse misure previste. Comprende diverse misure che sono prerequisiti per sbloccare i fondi da un accordo preliminare con il Fondo monetario internazionale concordato ad aprile che potrebbe aiutare a tirare fuori il paese da un tracollo finanziario triennale. Il vice primo ministro Saade Chami ha affermato che l’approvazione del piano è un “passo avanti”, ma che il neoeletto parlamento libanese deve adottare “rapidamente” una serie di azioni preliminari del Fondo Monetario Internazionale, come le modifiche alle norme sul segreto bancario e un disegno di legge sui controlli sui capitali che i legislatori hanno ripetutamente omesso di approvare. “Possiamo mettere le cose su carta, ma dobbiamo assicurarci che tutto ciò per cui ci siamo impegnati venga eseguito in futuro”, ha detto Chami. “Non posso prevedere se lo faranno o meno, se c’è una volontà politica per farlo”.

“I contributi significativi” alle banche sostenibili. Il piano approvato venerdì prevede una verifica completa della situazione finanziaria della Banca centrale entro luglio. Quindi, il governo “cancellerà, all’inizio, gran parte degli obblighi in valuta estera della Banca centrale nei confronti delle banche al fine di ridurre il deficit di capitale di BDL”, si legge nel documento. Anche le 14 banche commerciali più grandi, che rappresentano l’83% delle attività totali, sarebbero sottoposte a revisione. Le banche sostenibili verrebbero ricapitalizzate con “contributi significativi” da azionisti bancari e grandi depositanti. Il piano affermava che avrebbe protetto i piccoli depositanti “nella massima misura possibile” in ciascuna banca redditizia, ma non prevedeva un importo minimo da proteggere, a differenza dei progetti di piano. Le banche non vitali, tuttavia, sarebbero state sciolte entro la fine di novembre, ha aggiunto.

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