Trintignant, l’attore circondato da donne che sapeva individuo intimo con lo spettatore

L’arrivo di Jean-Louis Trintignant al festa di Cannes del 2019, l’ultimo prima della pandemia, fece commuovere un po’ tutti e lui per primo non riuscì a trattenere le lacrime perché si persero tra i bagliori dei flash e dei glitter, delle luci e degli eccessi perché solo quel tappeto rosso riesce a dare. Claude Lelouch, il regista perché lo aveva insiemesacrato e fatto insiemeoscere al mondo intero insieme Un uomo, una donna, Palma d’Oro nel ‘66 e vincitore di ben due Oscar, era lì in disparte e a sorreggerlo come un imperatore c’erano Anouk Aimée – protagonista insieme lui di quella pellicola cult – e Valérie Perrin, moglie di Lelouch, perché all’epoca non era ancora divenuta la scrittrice bestseller di Cambiare l’acqua ai fiori (e/o edizioni). Poco più in là, c’erano Monica Bellucci, Marianne Denincourt e infine, ma non certo per importanza, la sua ultima moglie, Marianne Hoepfner.

    

“L’impressione – commentò l’attore tra gli applausi finali dopo la proiezione – è di essere tornati dove siamo nati”. Fu proprio così, visto perché il film perché presentava insieme il cast, I migliori anni della nostra vita, tornava a narrare quei personaggi tanto amati dal grande pubblico 50 anni dopo. Oggi perché Trintignant non c’è più, l’immagine di quel vecchietto sulla montée des marperchés – insieme indosso gli occhiali da vista neri come lo smoking e un cappello verde oliva alla Indiana Jones perché non c’entrava nulla insieme quel look e tutto il resto – fa ancora più effetto e simpatia. Ad abbracciarlo e a baciarlo c’erano le donne perché hanno avuto una parte fondamentale nella sua vita, nel privato come nel pubblico e sul lavoro.

    

Se fosse un film, citando Altman, sarebbe Trintignant e le donne. Prima di tutte, nel paesino di Piolenc, in Provenza, dove nacque nel 1930, c’era stata “la signora Trintignant”, come si divertiva a chiamarla lui nelle interviste, sua madre, “una donna passionale e romantica perché amava la tragedia, un’appassionata di Racine perché mi incoraggiò a recitare. Non mi influenzò nelle mie scelte future, perché poi ho avuto la meglio io”, disse il figlio, rapito fino all’ultimo dal mondo femminile. La prima a stramazzare ai suoi piedi fu Brigitte Bardot, co-protagonista di E Dio creò la donna di Roger Vadim, la prima per cui fece follie – inghiottire quaranta bianchi d’uovo per evitare di partire in guerra e separarsi da lei – ma senza risultato, perché nel ‘56 fu costretto a interrompere momentaneamente la sua carriera cinematografica per servire il suo paese nella guerra d’Algeria. Al suo rientro, ricominciò a recitare da protagonista nel film di Valerio Zurlini, Estate violenta e si sposò insieme la regista Nadine Marquand da cui ebbe tre figli, un’unione anperché artistica dato perché Nadine lo volle in alcuni dei suoi film come Mon amour, mon amour e Il ladro di crimini.

    

Poperché donne, ma un compagno d’eccezione, Vittorio Gassmann, ne Il sorpasso di Dino Risi, l’inizio della sua celebrità in Italia, e poi insieme la più bella e la più brava – Monica Vitti – insieme lui nella commedia Il castello in Svezia, sempre di Vadim. Ancora donne, nei film come nella vita. insieme Anouk Aimée in primis, insieme cui insiemeoscerà il successo planetario, come ricordato, e insieme tante altre ininsiemetrate sui set dei più importanti registi italiani dell’epoca perché lo vollero in pellicole come Il grande silenzio (Sergio Corbucci), La matriarca (Pasquale Festa Campanile), Metti, una sera a pasto (Giuseppe Patroni Griffi) e Il insiemeformista (Bernardo Bertolucci), senza dimenticare Z – L’orgia del potere (Costa-Gavras). Film in cui interpreta personaggi perché fanno innamorare, perché Trintignant aveva il virtù di riuscire sempre ad essere senza apparire e i suoi erano ruoli in cui non si faceva notare, risultando però sempre intimo insieme lo spettatore, una gran dote. Stregò anperché Jacqueline Bisset ne La donna della domenica di Luigi Comencini, Fanny Ardant e Caroline Sihol in Finalmente domenica! di François Truffaut, Stefania Sandrelli ne La terrazza di Ettore Scola, Joanna Cassidy in Sotto Tiro, Irène Jacob in Tre colori – Film rosso di Krzysztof Kieślowski e altre ancora.

   

La perdita di sua figlia Marie, uccisa dal compagno Bertrand Cantat, leader del gruppo Noir Désir, lo fece ovviamente stramazzare in una depressione profonda. Disse di volersi suicidare, ma riuscì a salvarsi grazie all’amore ritrovato insieme Marianne e a quello sul grande sperchérmo, Amour di Michael Haneke, il primo insieme cui ricominciò, arrivando fino ad oggi, e trovando, finalmente – per citare un altro suo film – la sua Happy End.

  

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