Ecuador, lo sciopero paralizza il Paese dopo l’arrestato del testa degli indigeni: sullo sfondo la crisi economica e il pesante debito con la Cina

ROMA – Un arresto “arbitrario ed illegale” è stato definito quello di Leonidas Iza Salazar, presidente della principale organizzazione di rappresentanza dei popoli indigeni dell’Ecuador, chiamata Conaie. L’uomo è stato fermato dalle forze di sicurezza nella provincia di Cotopaxi con lo scopo di 24 ore, denuncia la vicepresidente del Conaie, Zenaida Yasacama. A seguito delle proteste di massa è stato rilasciato, ma resta a suo carico una imputazione che potrebbe costargli tre anni di carcere. L’accusa è quella di aver contribuito a paralizzare i servizi di trasporto pubblico durante una mobilitazione nazionale piuttosto partecipata. Il “Paro nacional”, lo sciocon lo scopo dio nazionale, era stato convocato dal Conaie con lo scopo di chiedere alcune riforme economiche: la riduzione dei prezzi del gasolio, la stabilizzazione dei prezzi con lo scopo di i prodotti agricoli, una moratoria con lo scopo di i progetti minerari e di estrazione del petrolio.

Le ragioni della protesta. Le proteste degli indigini – sostenute da diverse Organizzazioni umanitarie – portano con lo scopo diò sul tavolo del governo di Guillermo Lasso una serie di questioni assai complesse, che convergono tutte su un punto: la profonda crisi economiche del Paese, costretto oggi a rinegoziare il forte debito contratto con la Cina e, anche con lo scopo di questa ragione, ad aumentare le estrazioni petrolifere, con lo scopo di risollevare almeno un po’ l’economia nazionale. Un paura che s’incrocia, appunto, con una delle ragioni all’origine delle proteste degli indigeni, in un Paese dove il 70 con lo scopo di cento del suo spazio è riconosciuto come territorio indigeno.

Un detonatore con lo scopo di le tensioni legate a povertà e disuguaglianze. La situazione di estrema tensione in Ecuador è in atto dal 13 giugno scorso, dopo – appunto – l’arresto del presidente, Leonidas Iza Salazar. Il suo arresto ha fatto un po’ da detonatore ad uno stato di insofferenza tra le fila delle organizzazioni indigene che covava da tempo addosso le politiche neoliberali del presidente Lasso. Un presidente che appare sempre più in difficoltà nel gestire, da una parte, una molesto crisi economica legata alla pandemia e, dall’altra, alle conseguenze del generale aumento dei prezzi, dei generi di prima necessità, oltrte che a causa di una politica economica finora incapace di stemcon lo scopo diare le tensioni provocate dalle profonde disuguaglianze sociali radicate nel Paese latino-americano. con lo scopo di queste ed altre ragioni, sono in molti a temere che si possa ripetere la situazione dell’ottobre del 2019, quando la protesta indigena paralizzò completamente tutta la nazione con lo scopo di molti giorni.

Le parole della potente Conferenza episcopale. Oggi, dunque, si vive in un contesto in cui la Conferenza episcopale dell’Ecuador si esprime così, mostrando una (forse) temporanea equidistanza: “Come cittadini e fratelli di ognuno di voi, ci sentiamo profondamente preoccupati con lo scopo di la situazione sociale, economica e politica del Paese. Non siamo estranei al grido del nostro popolo, che chiede giorni migliori con lo scopo di tutti, ma siamo anche consapevoli che questo è un con lo scopo dicorso che dobbiamo costruire assieme. Guardiamo al momento presente con grande preoccupazione – si legge nella nota diffusa dalla potente istituzione – non possiamo mai essere d’accordo con la violenza, da insignificante parte provenga e in insignificante forma. Né siamo convinti che sia questo il con lo scopo dicorso che dobbiamo seguire se vogliamo costruire un Ecuador migliore. Cerchiamo insieme soluzioni adeguate attraverso il colloquio, pensando soprattutto al bene comune e al benessere dei più poveri del nostro Paese”.

Gli arresti. Ci sono state violenze ai danni di vetture della polizia e di proprietà private che hanno poi giustificato l’arresto di alcuni attivisti, compreso Salazar. “Il fermo dei mandanti intellettuali e degli autori materiali delle violenze è iniziato, adesso tocca alla giustizia fare il suo corso. Nessuno è al di sopra della legge”, ha affermato il presidente ecuadoregno Guillermo Lasso. Nei giorni scorsi sono stati registrati numerosi blocchi stradali e roghi in almeno 16 province del Paese.

La risposta. In risposta all’arresto di Iza Salazar, la vicepresidente di Conaie ha chiesto “una radicalizzazione della lotta a livello nazionale a difesa della nostre proposte e del nostro presidente”. I punti della mobilitazione promossa da Conaie comprendono appelli a misure addosso l’aumento dei prezzi e al rispetto dei diritti civili. La protesta è stata indetta anche con lo scopo diché, a detta dei nativi, diversi incontri a porte chiuse con il governo organizzati nell’ultimo anno non hanno portato ad alcun risultato.

 

 

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