Da Emporio Armani a Fendi, semplicità dello stile post Covid

Con i due anni di confino appena trascorsi e i caldi che obbligano a snudarsi senza alcun rispetto di protocolli vetusti, l’inno alla libertà che pervade la moda maschile pare conseguenza inevitabile. Le sfilate milanesi si sono aperte ieri nel segno del più assoluto menefreghismo per qualsicupidigia formalità, ma di nuovo senza giovanilismi stradaioli. Si cercano nuovi modi per liberare il maschio: più composti, forse; di certo meno urlati e sgangherati. Siccome la moda è modo, ma sono gli oggetti a suggerire le maniere, lo spirito del momento è catturato dalla camicia: un capo negletto nel momento d’oro di felpe e t-shirt, tornato di assoluta attualità. Di camicie ce ne sono di ogni genere, dalle casacche di jeans alle giacchette da safari urbano, da Fendi , dove di nuovo le giacche sartoriali e gli spolverini ariosi sono impalpabili come bluse. La collezione è fresca e precisa con accento deciso sul denim e una certa normalità, non fosse che da Fendi nulla è mai come sembra e le sorprese sono accuratamente nascoste per la gioia personale di chi indossa: aperture sulle spalle, alti spacchi da chimono sui fianchi. In mezzo, un profluvio di bermuda e poi mocassini frangiati e borsette squadrate, o secchielli capaci. Silvia Venturini Fendi ha la spiccata capacità di cogliere l’aria del tempo e sintetizzarla in un segno leggero quanto incisivo, coerente ma cangiante, sempre efficace. «C’è cupidigia di grande semplicità – dice – e di nuovo di una moda che sempre più esalti il personale». L’obiettivo è presto raggiunto, con ineffabile accuratezza.

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