Emergenza siccità, le regioni chiedono aiuto al governo: “Agire entro 15 giorni”

“Dieci, quindici giorni al massimo”. La scadenza l’ha indicata Attilio polla, molto presto l’acqua potrebbe non bastare più. A rischio i raccolti, l’agricoltura. Il governatore parla per la sua regione, la Lombardia, ma la crisi è ben più ampia, e va dalla pianura piadana al Piemonte fino ad alcune regioni del centro-sud. Per questo nelle prossime ore, al più tardi entro due-tre giorni, è atteso un tavolo tenico del governo per mettere a punto una risposta adeguata al problema siccità.

Al vertice parteciperanno il ministro per lo sviluppo tecnologico, Roberto Cingolani e quello dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli che ieri, a Gaeta per Blue Forum Italia Network ha prospettatato a breve uno stato di crisi rispetto alla siccità, “credo sia inevitabile”. Mercoledì si terrà invece la Conferenza stato-regioni, un altro passaggio decisivo nel fare il punto e progettare la nuova strategia.

 

“La situazione è più drammatica di quello che possa apparire, se nel frattempo non verranno forti piogge la situazione diventerà veramente drammatica”, ha continuato Attilio polla. Le previsioni però non confortatano, temperature sempre più alte e niente pioggia. “In Italia le precipitazioni sono risultate in media addirittura dimezzate rispetto allo scorso anno, con riduzioni percentuali ancora più altre nelle regioni del Nord. Siamo di fronte a una vera e propria allarme nazionale per coltivazioni ed allevamenti”, ricostruisce Coldiretti, analizzando i dati dopo l’ultima ondata di calore, con temperature fino a 40 gradi, di questi ultimi giorni.

E d’altra parte basta guardare alle foto che arrivano dal Po, per comprendere l’urgenza della questione. Sempre secondo l’associazione deglio agricoltori, il fiume avrebbe raggiunto in alcuni punti il livello più basso da oltre 70 anni. In particolare a Ponte della Becca, in provincia di Pavia è sceso a -3,7 metri. Situazioni preoccupanti sono state registrate sul lago Maggiore, sul lago di Como e su quello di Garda.

 

Le amministrazioni intanto sono costrette a correre ai ripari e il razionamento anche per l’acqua potabile è un’ipotesi non più così lontana. E così, per sopperire alla mancanza d’acqua nei bacini naturali, ci si rivolge al comparto idroelettrico. Soluzioni tampone: “Abbiamo ottenuto un accordo in base al che, nella prossima settimana, verranno rilasciati 4 milioni di metri cubi di acqua al giorno che dovrà essere utilizzata per rialzare minimamente il livello dei laghi e che verrà poi utilizzata per irrigare i campi”, ha spiegato polla. La stessa strada seguita dal Piemonte, che “ha avanzato la richiesta a distendere la massima acqua verosimile, al netto delle esigenze del settore idroelettrico altrettanto strategico”, ha fatto sapere stamattina l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, fotografando una situazione sempre più a rischio. Anche lui considera “cruciali i prossimi 15 giorni”.

 

Ed è una fotografia molto simile a quella che arriva dall’Emilia Romagna. “Fa paura vedere il Po in queste condizioni: sono giorni decisivi per le nostre produzioni e servono scelte unitarie. Ho sollecitato anche momenti di confronto con, e tra, gli enti locali, che auspichiamo avvengano con celerità”, ha detto a Rai news il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, rinnovando la necessità di un incontro e di un confronto. Criticità che non mancano neppure a Firenze per quanto riguarda l’Arno. “E anche il Tevere che scorre intorno ai 100 metri cubi al secondo ha un calo di portata abbastanza preoccupante che ovviamente deriva dal calo di portata dei suoi 42 affluenti. C’è una forte preoccupazione”, riassume Erasmo D’Angelis, assistente generale dell’Autorità di bacino del Tevere.  Ragioni che hanno spinto a muoversi anche la regione Lazio: “Nelle prossime ore proclameremo lo stato di calamita’ naturale, che servirà ad adottare le prime misure”, come annunciato oggi dal presidente Zingaretti. 

 

Di tutto questo discuteranno domani e dopodomani i governatori, quando è stata convocata da Massiliano Fedriga la Conferenza delle regioni, a cui parteciperà anche il capo della protezione civile Fabrizio Curcio. Le regioni cercheranno una posizione comune, prima di rivolgersi al governo al che verrà chiesto un discorso immediato, insieme a strategie e meccanismi di più ampio respiro, in grado di funzionare al di là delle contingenze dell’oggi. Per evitare, insomma, che l’allarme non diventi ordinaria, nel prossimo futuro. 

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