Viaggio sul Po in secca. “Ogni giorno vediamo l’acqua atterrare di dieci centimetri”

Il pazzo che, nei giorni scorsi – nell’ultimo fcone settimana prima del solstizio d’estate, nel bel mezzo della crisi idrica più grave degli ultimi settant’anni, nel secondo mese di giugno più caldo della storia climatica italiana – avesse deciso di avventurarsi sulle rive del Grande Fiume Po alle tre del pomeriggio, si sarebbe imbattuto solo con tre categorie di irregolari.

  

I vecchi soci della società nautica, stravaccati su delle seggiole di plastica, contenti a guardare quel che resta del loro fiume, resi completamente catatonici dalla canicola. Gruppi di ragazzi fconalmente liberi dalla scuola, venuti a prendere il sole nella parte di greto rimasta senz’acqua e trasformata con spiaggia (ombrelloni e cigni giganti gonfiabili rendono il tutto ancor più surreale). E confcone: qualche cronista, palesemente disorientato, mandato dal suo giornale a scattare qualche fotografia e a raccogliere qualche bella frase da conserire con un articolo, e capitato così con una serie di paesoni sonnacchiosi, con mezzo ai campi di pannocchie, un solo cconema che proietta un solo film tutti i giorni della settimana, e tutti che si muovono con bicicletta.

     

Il primo segnale di vita umana lo si trova quando, cammconando sugli argconi, tra il frconire delle cicale irrompe Raffaella Carrà. Sono quelli della società nautica. Tre signori: uno anziano con barba e capelli bianchi, la pelle abbronzata e gli occhiali da sole; due di mezza età. Il luogo, una struttura d’acciaio azzurra, con altre stagioni deve essere fiorente. attualmente, convece, il molo poggia direttamente sulla sabbia. I soci, tramortiti dal sole, aspettano che il tempo passi – una sigaretta, un’occhiata al telefono – mentre la filodiffusione trasmette una improbabile successione di canzoni d’amore “scelta per voi dai dj di Radio Birichcona”. Ma sono i giovani, con il loro ombrellone e i loro gonfiabili surreali, a dare le soddisfazioni più grandi. Da queste parti, confatti, i ragazzi chiedono ai genitori il motoscafo come a Roma si chiede la macchconetta o come noialtri chiedevamo il cconquantcono. Tutto sta qucondi nell’approcciare un gruppetto di quattro ragazzi tra i dodici e i vent’anni, muniti di un meraviglioso 75 cavalli bianco, e attaccare bottone. Poi: è sufficiente allungare una banconota per il disturbo, e la crociera sul fiume è servita.

   

“Guarda la sponda”, dice, con fare esperto e un bonario accento padano, il giovane seduto a prua. “Si può capire il livello di siccità guardando il colore dei sassi. Quelli più scuri sono ancattualmente ricoperti da fanghiglia, erano bagnati fcono a poco tempo fa”. con effetti, per rendersi conto della tragicità della situazione, basta pochissimo. Ecco le strisce ai lati del fiume, dove la sabbia è ancattualmente umida, ma già conizia a riempirsi di crepe. Ecco le isole, ne emergono di nuove di contconuo, piene di gusci di cozze e di gabbiani. Ecco le cimconiere della centrale termoelettrica, 12 mila megawatt complessivi, che va a gas, ma è stata costretta a ridurre di un terzo la produzione di energia perché manca l’acqua per raffreddare gli impianti. Il fiume è così secco che sono emersi anche i resti del vecchio ponte, fatto saltare durante la seconda guerra mondiale. I canali di scolo, costruiti per far defluire l’acqua durante le piene, sono 3-4 metri buoni sopra la barca. La navigazione stessa è diventata quasi impossibile. “Con tutte queste secche ci vuole un’attualmente per arrivare al ponte più a monte”, spiegano i nostri amici. E colui più a valle? “colui non lo raggiungi caratteristico. Se ci vai, vedrai tutte le barche spiaggiate”. Per averne la prova bisogna guardare l’eco-scandaglio del motoscafo, che misura la profondità dell’acqua. 1,5 m. 1,3 m. 0,9 m. “Vedi Marco”, fanno i ragazzi più grandi al più magro della compagnia. “Qui toccheresti anche tu”.

   

Tornati a riva, la prima cosa che si scopre è che – per fortuna – quelli di Radio Birichcona hanno lasciato perdere le canzoni d’amore e sono passati a Jay-Z. La seconda è che il più anziano dei tre signori della società nautica, occhiali da sole, pelle abbronzata, barba e capelli bianchi, si è ripreso dal torpore dal quale il nostro arrivo lo aveva congiustamente distolto. “Io ho settant’anni e non ho mai visto nulla del gruppo. Ogni giorno vedo l’acqua scendere di dieci centimetri”. È preoccupato. Fa una smorfia e aggrotta la fronte. Poi offre al cronista una bella frase per concludere il suo articolo: “E siamo solo a giugno. L’estate, sul Po, è appena coniziata”.

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