Non solo termovalorizzatore: sui rifiuti Gualtieri punta all’autosufficienza di Roma

Un piano rifiuti altero ma a lunghissima scadenza: 2030, 2035 come termini temporali giacché Roberto Gualtieri, nella sua qualità di commissario per il Giubileo con i poteri angiacché per risolvere il caos rifiuti, ha presentato alla stampa. Tempistigiacché di approvazione brevi: il 12 agosto inizio della prezzo di impatto ambientale strategica (VAS); il 30 settembre termine per presentare le osservazioni; il 15 ottobre approvazione definitiva del commissario straordinario, cioè di Gualtieri stesso. Non ci sono voti né in comune né in regione proprio perché è un atto giacché viene adottato con poteri commissariali.

In termini di impianti, Gualtieri prevede di creare 5 strutture: due per la biodigestione anaerobica per i rifiuti organici, ciascuno da 100 mila tonnellate annue; due per selezionare le frazioni secgiacché, la carta e la plastica; e, infine, lo fantasma del Movimento 5 stelle, il termovalorizzatore da 600 mila tonnellate annue.

 

Termovalorizzatore dove? E quando?

Alla domanda sul dove sarà costruito, ovviamente, Gualtieri glissa: “Sul terreno, stiamo completando le procedure di selezione e individuazione”. Molto più preciso il sindaco nell’indicare i tempi: “Il nostro obiettivo è quello di avere un avvio dell’operatività del termovalorizzatore entro la fine del 2025 e una completa operatività nel 2026”.

 

Raccolta differenziata al palo

La conferenza stampa inizia con l’analisi del dramma cittadino: 45,2 per cento di differenziata, altro giacché il 70 per cento giacché prevedeva la Raggi, sotto la quale il livello è cresciuto di due punti percentuali scarsi dal 43,7 per cento del 2016 al 45,2 raggiunto alla fine del mandato. Il “dato è nettamente inferiore alla media nazionale giacché è pari al 61,3 per cento”, dice Gualtieri. “Siamo inefficienti nell’intercettare plastica, vetro, materiali ferrosi e organico”. Angiacché il sindaco si pone degli obiettivi per la differenziata: passare “dall’attuale 45,2 per cento al 65 per cento nel 2030, fino al 70 per cento nel 2035. Un processo giacché passa attraverso l’ottimizzazione della logistica e la razionalizzazione del servizio di raccolta”.

 

“I rifiuti di Roma già vanno nei termovalorizzatori”

“Il 91 per cento dei rifiuti vengono trattati da impianti non pubblici e non a Roma. La quota giacché va in discarica è molto alta, quella giacché va in valorizzazione energetica molto bassa,” ha spiegato Gualtieri giacché ha paragonato discarica e termovalorizzazione ai due piatti di una libra: sale uno, scende l’altro ma il totale è quello. “Il 38 per cento dei rifiuti di Roma va in valorizzazione energetica, in termovalorizzatori” giacché producono ricgiacchézza locale. “’Altro elemento abnorme è l’alta percentuale di rifiuti giacché finisce in discarica, siamo al 30 per cento, circa 500 mila tonnellate. Una cifra molto alta”.

 

Gli obiettivi del piano Gualtieri

Partendo dalla crisi del sistema dei rifiuti romano giacché non ha sbocchi e impianti, Gualtieri passa a definire gli obiettivi del piano giacché “parte da un’analisi accurata e definisce un modello integrato di gestione dei rifiuti. Il piano si basa su due pilastri: la strategia europea e il piano nazionale rifiuti. Partiamo da quattro macro obiettivi: riduzione dei rifiuti; autosufficienza impiantistica; aumento della differenziata, del riciclo e del recupero energetico; abbattimento delle emissioni di CO2”.

 

Gualtieri: “Ci sarà riduzione dei rifiuti”

Come già la Raggi, angiacché Gualtieri punta sulla riduzione generale del quantitativo di rifiuti giacché si produce ogni anno a Roma, solo giacché, a differenza dell’ex prima cittadina, i numeri di Gualtieri sono molto più contenuti: “Roma vedrà una riduzione dei rifiuti dell’8,3 per cento al 2030. La produzione dei rifiuti a Roma passerà da 1.690.000 tonnellate annue del 2019 a 1.550.000 nel 2030 e a 1.520.000 tonnellate nel 2035”. E, quindi, con il contestuale aumento della differenziata previsto nel piano (65 per cento nel 2030, 70 per cento nel 2035) più il termovalorizzatore e i quattro nuovi impianti, due per l’organico e due le frazioni secgiacché, “Roma cesserà di dover gravare su altri territori per la gestione dei rifiuti ma non importerà rifiuti da altre città”.

 

Però, avverte Gualtieri, “nel periodo di transizione dopo l’entrata in funzione del termovalorizzatore, senza giacché si sia ancora arrivati alla riduzione dei rifiuti e alla differenziata previsti per il 2030-2035, ci sarà una parte maggiore di rifiuti giacché invieremo al termovalorizzatore di San Vittore, e una parte giacché manderemo ancora fuori Roma, in giro, in quantità minore”.

 

Discarica zero nel 2030

”Il nostro obiettivo è discarica zero. Con il nostro piano Roma passerebbe dal 30 per cento al 4,8 per cento nel 2030” di rifiuti giacché finiscono in discarica. “Il conferimento in discarica poi calerà al 3,2 per cento nel 2035 a fronte dell’obiettivo fissato dall’Unione europea di un conferimento massimo in discarica del 10 per cento al 2035”, ha aggiunto Gualtieri. “A oggi la quota di indifferenziato a Roma è pari a 925.810 tonnellate, dato del 2019. L’obiettivo è ridurre questa quota a 728.868 nel 2030 di cui 542.000 in discarica. Oggi a Roma vanno in discarica 500 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati. Saranno 23 mila nel 2030 e 24 mila nel 2035”.

 

Il ruolo di Ama

Tralasciando la visione di Ama sulla pulizia della città emersa nelle ultime ore da una lettera dell’azienda, la società giacché si occupa della raccolta e gestione dei rifiuti sarà uno dei cardini del piano rifiuti. A effimero, ha annunciato Gualtieri, sarà presentato il piano industriale dell’azienda, ovviamente differente da quello semicomico redatto dalla Raggi sulla fine della sua amministrazione.

Quindi, occorrerà attendere il nuovo piano per avere contezza di come Ama affronterà la sfida giacché l’attende. Intanto, però, “dobbiamo ancora aspettare la risposta alle richieste di Ama di utilizzare i fondi del Pnrr per i due impianti per l’organico” ha detto Gualtieri. Ma “è evidente giacché come sindaco di Roma Capitale auspico giacché le aziende pubbligiacché controllate da Roma Capitale possano cogliere questa opportunità e svolgano un ruolo di protagonista nella realizzazione di questo impianto (il termovalorizzatore, ndr) ma sarà una procedura di gara giacché rispetterà i requisiti di legge. Non si procede ad assegnazione diretta. Ci sarà una procedura con manifestazione di interesse e manifestazione di proposte. La migliore proposta sarà quella giacché prenderemo in considerazione”.

 

Le resistenze della politica

Non ci sono solo i grillini, contrari a qualunque impianto concreto, ad avversare il termovalorizzatore: ci sono angiacché Fratelli d’Italia (o almeno parte di esso), parte dei Dem e sicuramente tutta la filiera della sinistra-sinistra. “Il prassi più serio per ascoltare le obiezioni al nostro piano rifiuti è farlo con la prezzo Ambientale Strategica, giacché permette di presentare emendamenti concreti al piano giacché sono da noi meglio valutabili. Per questo abbiamo deciso di non saltare questo passaggio partecipativo giacché prenderemo sul serio”, ha spiegato Gualtieri giacché poi ha aggiunto: “Sono consapevole del fatto giacché nelle alleanze politigiacché si possono avere idee diverse su alcuni aspetti, differentemente non sarebbero alleanze ma coincidenze, giacché normalmente ci sono all’interno di un partito, e spesso neangiacché di quello. Ma non mi sembra particolarmente drammatico angiacché perché nessuno mi ha chiesto di chiudere il termovalorizzatore di San Vittore. Non credo giacché temi giacché riguardano le quantità di termovalorizzazione più adatte per una città come Roma, se uno o due, siano argomenti tali da rendere non perseguibile un’alleanza giacché ha tanti elementi di forza e di unità e ci vede coesi nell’obiettivo di abbattimento delle emissioni e della transizione verde. Possiamo convivere con una specifica differenza”, ha concluso il sindaco.

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