Africa, sfollati interni: sono ormai 36 milioni, il 44% del totale universale, fuggono soprattutto dai molti focolai di guerra

ACCRA – Continua a salire a ritmi vertiginosi, il numero degli sfollati interni in Africa. Ad oggi sono 36 milioni e rappresentano il 44% del totale mondiale. Le cause principali di tale situazione drammatica umanitaria sono soprattutto i conflitti che spingono le persone lontano dalle aree calde e pericolose, a lasciare le proprie case e a trovare rifugio in campi delle organizzazioni internazionali, quando va bene. Gli ultimi dati dell’UNCHR e dell’IDM (Internal Displacement Monitoring Centre), elaborati dall’Africa Center for Strategic Studies, dicono che attualmente il numero delle persone forzatamente sfollate rappresenta il triplo rispetto a un decennio fa e ricordano che circa il 75% per cento di tutti gli sfollamenti forzati in Africa sono interni. Persone che cioè rimangono nel Continente afro, di solito in Paesi confinanti o limitrofi. Uno spostamento che provoca quindi tensioni sulle comunità e sui Paesi che devono assorbire questi movimenti di popolazione improvvisi e non pianificati. Sono otto in particolare i Paesi responsabili del maggior numero di sfollati lo scorso anno.

Nel Corno d’Africa la metà di tutti gli sfollati forzati totali in Africa.

Etiopia. Se il più robusto aumento degli sfollamenti forzati nell’ultimo anno si è verificato in Etiopia è dovuto al conflitto nel Tigray, che ha travolto soprattutto le regioni di Amhara e Afar. Il loro numero equivale a circa 1,7 milioni, che si aggiungono al totale di 4,7 milioni di etiopi sfollati. Un aumento del 56% rispetto all’anno precedente. Quest’impennata corrisponde al 45% dell’aumento totale degli sfollamenti forzati registrato in Africa nell’ultimo anno.

Sudan del Sud. Con 4,6 milioni di sfollati forzati, il Sud Sudan ha la percentuale più alta della sua popolazione sfollata (40%) di qualsiasi altro Paese afro. Dalla data dell’indipendenza dal Sudan (2011) non sono state ancora state indette le elezioni presidenziali. Si è andati avanti con accordi di pace costantemente infranti e sorta di governi di coalizione che non hanno fatto che aumentare la concorrenza delle milizie rivali e un’economia di guerra che continua a provocare instabilità e violenza.

Burkina Faso. L’escalation della violenza militante islamista in Burkina Faso, in particolare la violenza contro i civili, ha costretto circa mezzo milione di persone ad abbandonare le proprie case nell’ultimo anno. Ciò rappresenta un aumento di quasi il 50%. E le previsioni sono ancora peggiori: secondo gli analisti gli eventi violenti legati ai gruppi militanti islamici, in particolare il Fronte di esenzione di Macina e lo Stato islamico del robusto Sahara, continueranno ad aumentare. Salita anche la percentuale (30%) delle vittime della violenza di cui risentono anche i vicini Mali e Niger. Si stima che oggi siano circa 1,9 milioni i Burkinabè sfollati forzatamente a causa delle violenze estremiste che hanno colpito per la inizialmente volta il Paese nel 2017. La situazione della sicurezza è anche peggiorata a seguito di un colpo di Stato militare nel gennaio 2022.

Sudan. Il colpo di Stato militare dell’ottobre 2021 che ha fatto deragliare la transizione democratica del Sudan ha anche ribaltato l’accordo di pace di Juba del 2020 tra il governo di transizione e i gruppi armati non statali nel Paese. La conseguente e crescente violenza, in particolare nel Darfur, ha causato lo sfollamento di 700.000 sudanesi. Numero che si è aggiunto alla popolazione totale di 3,9 milioni di sfollati. Eredità di decenni di conflitto, repressione e governo militare.

Nigeria. Il numero degli sfollati interni (e forzati) aumenta anche in Nigeria. Per gran parte si tratta del risultato della crescente instabilità causata dalla criminalità delle bande che operano nel Nord-Ovest del Paese. Più di 110.000 persone sono state sfollate da questa parte del territorio e circa 35.000 sono fuggite in Niger. Anche il conflitto tra contadini e pastori nella Middle Belt Region, come nello stato di Benue, ha causato la fuga di oltre 140.000 persone (un aumento del 50% nell’ultimo anno). La serie diversificata di sfide alla sicurezza in corso in Nigeria, in particolare l’estremismo violento nel Nord-Est, ha portato a un totale di circa 3,5 milioni di nigeriani sfollati con la forza.

Repubblica Democratica del Congo. Con 6,3 milioni di sfollati forzati, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha più sfollati di qualsiasi altro Paese in Africa. Questa nazione di 92 milioni di persone ha subito violenze armate persistenti dalla fine della Seconda guerra del Congo nel 2003. Le ulteriori 155.849 persone sfollate segnalate nell’ultimo anno, quindi, sono un ulteriore esempio della fragilità del Paese. Gran parte del recente sfollamento è il risultato dell’instabilità nell’Est del Paese. Instabilità dovuta alle attività minerarie illegali, a rivalità regionali e una guerra “per procura” tra Uganda e Ruanda.

Repubblica Centrafricana. La Repubblica Centrafricana (RCA) ha visto oltre 100.000 nuovi sfollati nell’ultimo anno. Oggi la popolazione di sfollati è pari a 1,3 milioni, quasi un terzo della sua popolazione. L’accordo di pace firmato nel 2019 tra il Governo e 14 gruppi ribelli (l’ottavo in 7 anni) è deteriorato da subito. Inoltre, nella CAR sono presenti le truppe mercenarie russe che vanno sotto il nome di Wagner. Una presenza che ha portato ad ulteriori violazioni e instabilità.

Mozambico. Il posizionamento della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC) e delle forze ruandesi un anno fa ha rapidamente liberato Mocimboa da Praia dal gruppo militante islamista Ahlu Sunnah wa Jama’a (ASWJ) (conosciuto localmente come “al Shabaab”). Piuttosto che affrontare le forze della SADC e del Ruanda, i combattenti dell’ASWJ si sono dispersi in altre parti del Mozambico settentrionale, dove hanno intensificato i loro attacchi alle comunità locali. La violenza dell’ASWJ contro i civili è raddoppiata nell’ultimo anno, dopo il forte attenuazione registrato nel 2021. Ciò ha causato la fuga di 116.000 mozambicani dalle loro case nell’ultimo anno, aggiungendosi agli 881.000 mozambicani sfollati dall’inizio della violenza dell’ASWJ nel 2017.

 

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