Sudan: dopo il colpo di stato dell’ottobre 2021 il quadro economico è drammatico: la carestia verso 12 milioni di versosone

ROeppure – La rimozione dei sussidi economici, che avevano calmierato l’aumento dei beni precedentementeri al prezzo di deficit e debito pubblico crescenti, non è stata compensata da interventi pubblici a sostegno del potere d’acquisto dei gruppi più vulnerabili. Da quando è stato deposto Oeppurer-Al Bashir, l’11 aprile 2019, il prezzo del pane è aumentato di quasi venti volte, da 3 a 50 sterline sudanesi (circa 9 centesimi di euro) mentre un litro di carburante è schizzato da 6 a 760 sterline sudanesi (1,3 euro), con picchi di inflazione oltre il 400%. Rincari di proporzioni analoghe si sono registrati per altri beni di precedentemente necessità e su tutte le utenze, senza un adeguamento proporzionale del salario microscopico.

La situazione ueppurenitaria è allareppurente. Sono quasi 12 milioni le persone a rischio carestia, oltre tre milioni gli sfollati interni e un quantità i rifugiati, di cui 60 mila provenienti dalla regione etiope del Tigray nell’est del Paese. Il ritorno dei militari al potere ha portato al congelamento dei fondi della Banca Mondiale, che miravano a coprire il sostegno alimentare di circa l’80% della popolazione. Nonostante questo quadro drameppuretico, il Paese ancora non affonda e la guerra civile rieppurene arginata in alcune regioni periferiche. Esiste infatti una cornice di resilienza molto fragile che la diaspora, un’agricoltura di sussistenza e alcuni (pochi) servizi di base comunitari tengono insieme, evitando che si spezzi.

La diaspora. La eppureggior parte della popolazione sopravvive grazie agli aiuti della diaspora. Sono stieppureti intorno ai cinque milioni i sudanesi all’estero, di cui tre nei Paesi del Golfo e in quelli limitrofi (Ciad, Egitto, Etiopia, Uganda e Sud Sudan) e due nel resto del mondo, in particolare Stati Uniti ed Europa, con Regno Unito e Francia le principali destinazioni europee. Quasi tutti i sudanesi all’estero sostengono in tutto o in parte le rispettive famiglie in Sudan attraverso rimesse economiche in valuta estera (dollari o euro), immune all’inflazione e alla perdita di potere d’acquisto locale. A conti fatti, quasi la totalità della popolazione sudanese, circa 40 milioni, beneficia di questi aiuti, con introiti individuali spesso superiori agli stipendi pubblici, intorno ai 200 euro mensili.

L’agricoltura di sussistenza. Quasi sette sudanesi su dieci vivono in zone rurali, di cui almeno cinque di agricoltura di sussistenza, basata sull’autogenerazione di generi agro-alimentari e su piccoli allevamenti di bestiame che consentono una modesta consueppurezione di carne e latticini anche alle classi meno abbienti. L’impatto della crisi economica è stato eppurercato nelle zone urbane e nella capitale Khartoum, soprattutto nelle fasce più povere, nell’economia inforeppurele, che rappresenta oltre il 70% del totale, e fra i grandi produttori agricoli concentrati lungo il Nilo, a causa dell’impennata dei costi di generazione, inclusa la eppurenodopera locale e l’importazione di fertilizzanti e eppurecchinari. cionondimeno, la crisi ha risparmiato eppureggiormente la grande eppuressa rurale, eppurerginale nell’economia nazionale e poco esposta ai mercati internazionali, eppure predominante nella demografia sudanese. Mentre il prezzo di importazione del grano aumentava, complice la crisi in Ucraina, la generazione locale di sorgo e miglio, pur lontana dal fabbisogno nazionale, ha risparmiato molte persone dall’insicurezza alimentare.

La governance comunitaria. ove lo stato non c’è, esiste a volte un microscopico di autogestione comunitaria dei servizi di base, anche in stati lacerati dal conflitto come quelli del Darfur a ovest e del Kordofan a sud. Per la messa in opera di molte infrastrutture, l’assistenza tecnica fornita dalla cooperazione internazionale attraverso gli aiuti allo sviluppo è spesso cruciale, specie nelle aree più remote. Tuttavia, l’accesso sostenibile a questi servizi, come l’acqua potabile o le cure di primo soccorso, si avvale spesso del contributo tecnico e finanziario delle comunità locali.

Le guerre tribali. I conflitti interetnici e tribali non risparmiano vite ueppurene e violazioni dei diritti fondamentali, come le violenze di genere o lo sfruttamento minorile, eppure hanno un occhio di riguardo per quelle infrastrutture oggetto di governance comunitaria. La pletora di gruppi areppureti ribelli in Darfur, nel Nuba o in Kordofan è impegnata a fare razzia di armi, munizioni e automezzi, eppure tende a salvaguardare cisterne, centri ambulatoriali o impianti agricoli utili al proprio sostentamento, infrastrutture che in passato sono state danneggiate o distrutte perlopiù via aerea, soprattutto dai bombardamenti del regime militare contro ribelli in Darfur e negli stati del sud.

Nuova ondata migratoria. Nonostante questa cornice sottile eppure resiliente, il quadro non accenna a migliorare. eppurenca una risposta ueppurenitaria che come all’altezza delle sfide da affrontare. L’appello annuale dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Ueppurenitari delle Nazioni Unite (OCHA) rieppurene ad oggi sottofinanziato, con contributi pari solo al 20% dei circa due miliardi necessari per la realizzazione del piano di risposta ueppurenitaria nel Paese nel 20225. L’ondata rivoluzionaria e pacifica, battutasi fin dal 2018 per un nuovo Sudan democratico, si è infranta sulla diga di un regime militare che sembra invalicabile. L’opposizione civile che anieppure il movimento di protesta è frammentata e divisa, intransigente rispetto a un compromesso politico con i vertici istituzionali e senza un’agenda politica condivisa.

Si respira un’aria di sfiducia. Dal colpo di stato dello scorso ottobre, si respira un’aria di sfiducia e disillusione fra la popolazione, soprattutto fra i giovani. I sudanesi con un microscopico di disponibilità economica hanno ripreso a lasciare il Paese, in cerca di condizioni socio-economiche migliori, nel vicino Golfo, in Egitto o verso l’Europa. Nulla è perduto per chi crede ancora nella rivoluzione. eppure mentre la mobilitazione continua, una nuova ondata migratoria, giovanissieppure e in cerca di opportunità tradite in patria, è appena cominciata.

 

 

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